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Prefazione

rizzitelli desertoDal terreno di una collina boscosa della Galizia (Spagna), provenivano suoni divini e luci accecanti. Furono queste luminosità abbaglianti, sgorganti dalla profondità del suolo, a dare il nome di Compostela al luogo: campus stellae (campo di stelle).

Gli abitanti della zona, con in testa il loro vescovo Teodomiro, elevavano al cielo preghiere in attesa di un’ispirazione divina che rivelasse il significato di questi fenomeni miracolosi.

Dopo tre giorni, il vescovo ruppe gli indugi e ordinò di scavare nel punto in cui più evidenti erano i fatti soprannaturali. Comparvero prima dei frammenti di marmo, poi un mosaico e un altare, infine un sepolcro con un santo che fu identificato come San Giacomo.

La “Inventio” del ritrovamento del corpo dell’apostolo ebbe un effetto prodigioso sul sentimento religioso popolare. Turbe di pellegrini cominciarono ad affluire nella Spagna. Il fenomeno non riguardava soltanto gente semplice; anche ricchi, nobili, santi, ambasciatori, politici e teste coronate s’incamminavano per andare a pregare sulla tomba di San Giacomo. Lungo il tragitto non si facevano soltanto preghiere e penitenze, si combinavano anche incontri politici, affari commerciali ed accordi diplomatici.

Il ritrovamento è collocato intorno all’830. Siamo in piena “Reconquista” cristiana della penisola iberica, occupata dagli Arabi dal VIII secolo. Fu, appunto, per accelerare la cristianizzazione che si ritenne opportuno inventare un insieme di leggende che favorisse la diffusione della fede e facilitasse alleanze politico-militari per completare la “Reconquista”.

Dopo tanto entusiasmo, iniziò una lenta decadenza, legata alla nascita degli stati nazionali, che chiudevano le frontiere, e al diffondersi del protestantesimo, che metteva in dubbio le devozioni popolari. Le guerre europee e l’insicurezza delle strade fecero il resto. Tutta la rete di sentieri, ostelli e ospedali andò in rovina, e il Cammino dimenticato.

E’ stato nel 1970 che il suo ricordo ha cominciato a riaffacciarsi, e lungo il vecchio percorso sono ricomparse le frecce gialle, simbolo del Cammino.

Notevole vigore acquistò con la visita del 1982 di Giovanni Paolo II, che da Compostela gridò: “Io levo a te, vecchia Europa, da Santiago un grido d’amore. Ritrova e rendi vigorose le tue radici”.

Nel 1987, il Consiglio d’Europa lo dichiarò “Primo Itinerario Culturale Europeo” e l’UNESCO, nel 1993, “Patrimonio dell’Umanità”.

Nato come fatto devozionale, è riduttivo interpretare il Cammino come riservato ai credenti. Non è solo l’arrivo per pregare sulla tomba dell’apostolo, l’elemento essenziale del pellegrinaggio. Sono tutti gli 888 km dell’itinerario con il suo paesaggio, i luoghi, le architetture, i colori, i suoni, gli usi, i costumi, le mescolanze di nazionalità che acquistano valenza culturale. E’ l’itinerario in quanto tale e il fatto che possa essere interpretato in innumerevoli modi a rendere unico il Cammino, innalzandolo ad autentico fenomeno sociale. Compostela è diventato luogo d’incontro, scambio di esperienze, dialogo interculturale e fattore di spinta d’integrazione europea.

Uno di noi, Ferdinando Gambelli, 300 maratone all’attivo, è stato a Santiago, e del suo pellegrinare ci fornisce una cronaca dettagliata, scorrevole e gradevole. Lo scopo del suo viaggio è religioso, ma il suo sguardo si distende sui panorami, sulle memorie storiche, sui tesori artistici e sulla variegata umanità che anima i sentieri del Cammino. Di ogni tappa, consiglia l’itinerario più agevole, cosa vedere, dove dormire e mangiare con relativi costi e un’infinità di consigli pratici. Una vera Guida Michelin!

L’autore ci prende per mano ad ogni tappa e, minuto per minuto, ci conduce lungo i luoghi giacobei. Non ci abbandona a Santiago come la maggior parte delle guide patinate, costose e asettiche, magari scritte da una stanza di albergo senza aver percorso a piedi neppure un chilometro, ci lascia solo a Finisterre, estremo punto Ovest del tragitto.

E’ un importante punto di riferimento per noi del Club Super Marathon Italia e per quanti di buona volontà vogliano intraprendere quest’esperienza che trasforma le anime e le coscienze.

Pellegrinare significa andare da un posto all’altro, essere di passaggio. Siamo di passaggio su questa terra, dove siamo tutti pellegrini. Metafora della vita, è il Cammino!

09/09/2013                                                                                                                 Michele Rizzitelli

P. S. La Redazione ha cercato di essere all’altezza del manoscritto, arricchendolo con una esauriente iconografia. Un gran lavoro editoriale! Ne è valsa la pena!