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Venerdì, 22/06/2007

Da Fròmista a Calzadilla de la Cueza

 

scritto da Ferdinando Gambelli

 

Partenza alle 6:30. Fatta colazione al rifugio, iniziamo il cammino in compagnia di Gabriella, che ormai è da qualche giorno nostra compagna di viaggio. Fuori è ancora buio, la giornata sembra limpida ma fredda, bisogna camminare con il pile indossato, il fiato si condensa, penso che ci siano non più di tre o quattro gradi. Mi soffermo ad osservare il sorgere del sole, che con i suoi raggi illumina un paesaggio assolutamente piatto; mi fa venire in mente la poesia di Giuseppe Ungaretti intitolata Mattina: "M’illumino d'immenso", che con due parole descrive tutto (immortalo con una foto).

Questa tappa è lunga e monotona, si costeggia un sentiero interminabile, parallelo alla strada asfaltata. Verso le 10:00 arriviamo a Villalcàzar de Sirga, dove facciamo sosta in un bar a fare un piccolo spuntino, per poi proseguire fino a Carriòn de los Condes, dove visitiamo alcune chiese e l'esterno del convento di Santa Clara. Si narra che in questo convento sia stato ospite San Francesco d'Assisi, pellegrino verso Santiago. Prima di lasciare il paese, compriamo qualcosa da mangiare e poi proseguiamo per la meseta. Ci aspettano 17 chilometri di nulla, neanche un paesino, è il tratto più disabitato e isolato del Cammino. E’ stata la guida a suggerirci di fare provviste per il pranzo, prima di attraversarla.

Questo tratto mette veramente alla prova la forza di volontà.

Dopo circa quattro ore di sconfinati rettilinei e solitudine, si arriva a Calzadilla de la Cueza, il paesino dove facciamo tappa. Sono le 16:00 e sono abbastanza stanco. Prendiamo posto al rifugio, che è situato all'ingresso del paese. E' affollato di pellegrini e nella camerata lo spazio è poco, l'acqua della doccia è fredda, ma in compenso c'è un bel giardino con la piscina. Ci bagniamo solo i piedi, non permettendo la temperatura di fare il bagno in piscina.

Prima di andare a cena al ristorante, facciamo una visita al piccolo paese, dove ci sono delle case fatte di fango e paglia con l'aggiunta di piccole pietre. Tolta questa particolarità di costruzione, non c'è altro di interessante da vedere.

Il ristorante è pieno, dato che nel rifugio la cucina non c'era; è ben organizzato con tavolate lunghe e tavoli singoli. Ottima la cena, che consumiamo con altri italiani.