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Sabato, 23/06/2007

Da Calzadilla de la Cueza a Bercianos

 

scritto da Ferdinando Gambelli

 

Partenza alle 7:05. Facciamo colazione al bar del ristorante-albergo del paese con pane tostato e marmellata. Nel frattempo, ci raggiunge Gabriella, la milanese che aveva alloggiato nell'albergo. Il cammino continua nella meseta. A differenza della tappa precedente, oggi ci sono meno rettilinei, ma più curve e saliscendi, che rendono meno monotono il percorso.

Si attraversa Ledigos, poi Terradillos de los Templarios e San Nicolàs del Real Camino per poi giungere verso le 12:00 a Sahagùn. Attraversiamo la cittadina osservando i vari monumenti, visitiamo il rifugio del pellegrino.

E' l’ora della pausa pranzo. Comperati panini e frutta, ci sediamo in un bar a Plaza de Santiago e consumiamo tutto con una buona birra da mezzo litro e un caffè finale. Sostati circa un'ora, riprendiamo il cammino passando davanti alla chiesa romanica di San Tirso, dove solo io mi fermo a visitarla e scattare delle foto; Luciano e la milanese non sono interessati e proseguono il viaggio, io li raggiungerò al rifugio. Visitata la chiesa e la cittadina, riprendo il cammino verso Bercianos.

Il sentiero pedonale è alberato, offre, però, pochissima ombra; sono dieci chilometri sotto il sole. Oggi è la prima vera giornata d'estate, anche se la temperatura non è eccessivamente elevata (siamo a quota 870 m).

Alle 16:00 arrivo a Bercianos, semplice paesello rurale, dove c'è il rifugio parrocchiale in un'antica casa. Trovo Luciano e Gabriella che mi stanno ad aspettare per prenotare. L'accoglienza è ottima nel rifugio gestito da due signore tedesche, che ci fanno sentire come a casa, offrendoci succo di frutta e biscotti, spiegandoci, pur nella difficoltà della lingua, le regole del rifugio e proponendoci la cena in comune e la colazione del mattino seguente. Tutto questo con un donativo.

Prendiamo posto nella camerata, facciamo la doccia e il consueto bucato, una visita al piccolo paese, fermandoci in un bar a bere una birra in attesa della cena.

La cena è in compagnia di tutti i pellegrini che alloggiano nel rifugio. Le due signore “dell’ospitalero”, prima di cenare, ci fanno dire, uno a uno, la nazione che rappresentiamo. Ci sono australiani, americani, tedeschi, svizzeri, irlandesi, spagnoli, inglesi, francesi e italiani, in tutto siamo circa trenta, poi una preghiera prima di mangiare.

Dopo cena, per chi vuole, al calar del sole, viene proposto un momento di preghiera in diverse lingue (a cena eravamo tanti, a pregare pochi).

Questo posto è reso speciale dalla calda accoglienza, dai momenti di preghiera e condivisione; mi sento un vero pellegrino. La serata si conclude conversando fuori con gli altri ospiti del rifugio.