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Mercoledì, 27/06/2007

Da Astorga a El Acebo

 

scritto da Ferdinando Gambelli

 

Partenza da Astorga alla 6:40. Il tratto che ci conduce fuori dalla città è su ampi marciapiedi; si passa poco dopo accanto all'Ermita dell'Ecce Homo, una piccola cappella che noi osserviamo senza soffermarci.

Usciti dalla città, si attraversa un ponte, dove le frecce gialle ci conducono su una pista che inizia a salire dolcemente fino ad arrivare, dopo 10 chilometri, a Santa Catalina de Somoza; qui facciamo colazione in una bella baita. In questo borgo, venditori occasionali espongono dei bastoni, lavorati da loro stessi, ai viandanti di passaggio (il famoso bordone del pellegrino).

Ripreso il cammino, incontriamo una coppia di Napoli (sono amici) con i quali percorriamo, conversando, il tratto fino al El Ganso dove si fermano al bar, mentre noi proseguiamo. Si continua a salire attraversando boschi di roveri, si oltrepassa Rabanal del Camino fino ad arrivare a Foncebadòn, posta a 1400 m. Siamo saliti di circa 600 m di quota. La nebbia che ci circondava nel salire, si è diradata fino a sparire, lasciando un cielo azzurro e l'aria frizzante della montagna.

Foncebadòn è un paesino diroccato, sembra una città fantasma, c'è solo qualche abitante, un piccolo ristorante-bar, che vive del passaggio dei pellegrini, e un rifugio. Ci fermiamo a mangiare nel ristorantino tipico, dove i due gestori sono vestiti con abiti in stile medievale.

Continuando il nostro cammino, sempre salendo, si arriva dopo mezz’ora alla Cruz de Ferro (1504 m). Si tratta di un alto palo di legno in cima al quale è posta una semplice Croce di ferro. Alla base si è formata una collinetta di pietre, portate dai pellegrini per chiedere protezione nel viaggio; altri depongono alla base del palo dei biglietti o oggetti portati da casa. Questa è una sosta obbligata per pellegrini, ciclisti e anche autovetture che attraversano il valico.

Fatte le foto, proseguiamo raggiungendo in breve Manjarìn, dove c'è un caratteristico rifugio di ispirazione templare e una pittoresca insegna che indica alcune distanze. Entro a fare visita e acquisto una spilla in ricordo del mio passaggio.

Scendiamo su una strada asfaltata per poi passare su un sentiero scosceso, a tratti molto pietroso, fino a giungere a El Acebo. Prenotiamo al rifugio municipale, da poco rimodernato e molto accogliente; l'ospitalera è una brasiliana.

El Acebo è un paesino a 1156 metri di altitudine nella regione del Bierzo, ben restaurato, grazie ai fondi europei per il Cammino (come tanti altri borghi e paesini che abbiamo incontrato sul cammino). C'è un bel ristorante tipico di montagna, curato nei particolari e, con i due napoletani che abbiamo ritrovato, vi passiamo la serata cenando assieme. Proviamo il piatto tipico del Bierzo, che è un grosso salsicciotto con dentro non so cosa, molto piccante (non è stato di mio gradimento). Conversando con i compagni occasionali, ci siamo accorti che erano le 22.00 e dovevamo rientrare. Il rifugio a quell'ora chiude i battenti.