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Venerdì, 29/06/2007

Da Villafranca del Bierzo a Hospital de la Condesa

 

scritto da Ferdinando Gambelli

 

Oggi è una splendida giornata di sole. Si parte alle 7:00 costeggiando i margini di una statale, che fortunatamente è poco trafficata, dato che una superstrada fa evitare questa vecchia strada. Si cammina sul fondovalle; Luciano, con il suo passo lungo e veloce, pian piano si allontana, fino a perdersi di vista. La sua tendinite è ormai guarita, è poco paziente ad aspettarmi, così ci si incontra alla pausa pranzo.

I primi 17 chilometri sono su asfalto con leggeri saliscendi, poi inizia la vera salita al O Cebreiro. Un sentiero immerso nel bosco sotto un tetto alberato, dove mucche al pascolo mi fanno compagnia per circa un'ora, poi gli alberi lasciano spazio a prati e pascoli e la pendenza si fa più dolce. Continuando, si incontra un cippo che segnala l'entrata in Galizia, dove mi soffermo a fotografare e godermi la bellezza della montagna; il cielo azzurro mi ripaga abbondantemente la fatica della salita impegnativa; si notano i Montes de Leòn ormai lontani. Si sale ancora fino ad arrivare al O Cebreiro quota 1300 metri, dopo aver percorso 30 chilometri e salito di 800 metri, dove trovo Luciano ad aspettarmi, straiato su un muretto al sole. Sono le 13:30. Mi fermo a mangiare in un bar "boccadillo con frittata" e una birra. Qui rincontriamo Claudia la romana, che si unisce a noi, per la visita del piccolo villaggio e la chiesa di Santa Maria la Real, a tre navate, con l'immagine della Vergine omonima e il "Caliz del Milagro", legato al miracolo eucaristico dell'ostia che si tramuta in carne e il vino in sangue. Prima di lasciare la chiesa mettiamo il "sello" sulla credenziale dell'avvenuto passaggio.

Si riprende il cammino su strada asfaltata. In breve si giunge a Linares, poi all'Alto de San Roque, dove c'è una grande statua al pellegrino, e infine un sentiero ci porta a Hospital de la Condesa, dove arriviamo alle 16:00.

Prenotiamo al rifugio del piccolo villaggio con appena qualche abitante. E' preferibile, a fine giornata, sostare in questi piccoli villaggi piuttosto che nelle cittadine. Con i pochi pellegrini che alloggiano nel rifugio, ci si sente tutta una famiglia e si respira un'atmosfera di pace e tranquillità, che è quello che si cerca dopo una giornata di lungo cammino.

Preso posto al rifugio e ordinate le cose da fare, ci informiamo se c'è un ristorante per cenare. Al centro del villaggio c'è un ristorante-bar, restaurato da poco tutto in pietra che sfigura le case vicine.

Cena alle 20:00 al ristorante con i nuovi compagni di avventura, fra i quali anche una giapponese di Osaka e uno spagnolo, persona colta, entrambi parlano italiano.

Ottima la cena, si rimane a conversare fino al calar del sole, poi in branda a dormire.