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Giovedì, 05/07/2007

Da Negreira a Olveiroa

 

scritto da Ferdinando Gambelli

 

Sono le 7:10 quando iniziamo il cammino. Il cielo è coperto da nebbia, che poi si dissolverà durante il percorso, lasciando il cielo di un azzurro intenso.

Appena partiti, si inizia a salire nei boschi; il percorso si articola su diversi altopiani, raggiungendo l'altura del monte Aro (556 m), dove si notava, nella sottostante vallata, la coltre di nebbia che ci aveva avvolto.

In questi altopiani, come del resto in tutto il cammino che abbiamo percorso, si notano i lunghi filari di pale eoliche che sfruttano il vento per formare energia elettrica.

Lungo il percorso non si incontrano paesini, solo qualche bar; si passa tra fattorie di bestiame dove gli allevatori portano le mucche a pascolare, in questa verde zona della Galizia. E' una zona molto bella, sembra di stare nelle nostre montagne alpine; il verde intenso delle vallate, il cielo azzurro, la temperatura mite, senza un alito di vento, dà un senso di pace e tranquillità. Mi soffermo ad ammirare tutto e godermi questo momento surreale.

Altra caratteristica della zona è l'architettura popolare che si esprime sopratutto negli "hòrreos", costruzioni sopraelevate destinate alla conservazione dei prodotti dei campi. Sono tipiche, in realtà, un pò di tutta la Galizia, ma in questa zona più numerose.

In questi altopiani si godono splendidi panorami; scendendo, prima di giungere a Olveiroa, si nota un lago artificiale immerso nel verde.

Arriviamo a Olveiroa alle 15:00. Sono abbastanza stanco, la tappa di oggi è stata impegnativa, il sole nelle ultime ore "picchiava" e faceva caldo.

Prenotiamo al rifugio che si trova in un complesso di antichi edifici tradizionali ben restaurati, una costruzione tutta in pietra, molto gradevole. Essendo locato vicino a case rurali di contadini, che hanno stalle con bestiame, è pieno di fastidiose mosche, per cui ogni volta che si entra nella camerata bisogna chiudere subito la porta per non essere invasi.

Preso posto nella camerata, fatta la doccia giornaliera, che è sempre un sollievo dopo una giornata di cammino (toglie la stanchezza oltre al sudore), e lavati i panni che indossavo, mi soffermo al sole, seduto fuori dal rifugio a conversare con pellegrini italiani che abbiamo incontrato oggi durante il cammino.

E' sempre un piacere conversare in attesa della sera, prima di andare al ristorante, anche perché nel villaggio c'è poco da vedere; oltre all'albergue, c'è solo un bar-ristorante ben tenuto, che fa affari d'oro con il Cammino.

La serata si conclude al ristorante con una tavolata in compagnia di questi nuovi conoscenti.