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Maratone

Rimane sempre interessante, ma è una maratona che s’è autoridimensionata rispetto all’edizione scorsa e sembra avere rinunciato alle aspirazioni programmatiche iniziali. Il disegno originario prevedeva l’entusiasmante idea di offrire ogni anno un percorso diverso, il cui comune denominatore doveva essere la spettacolarità. Cagnano Varano sarebbe stata l’unica tappa fissa - una sorta di caput mundi – da cui i vari tragitti sarebbero partiti a raggiera per coinvolgere tutto il versante nord del Promontorio, meno conosciuto ed evoluto. Al secondo appuntamento, non solo non s’è arrivati a Rodi, ma non è stata lambita neppure Sannicandro, e Cagnano è rimasta caput di sé stessa. Affascinante la concezione, difficile l’attuazione. Ridisegnare ogni anno il percorso, affrontare snervanti incontri con le amministrazioni locali sempre cangianti e chiedere quintali di permessi non è impresa agevole per nessuno. Ed io auguro all’organizzazione di perseverare nel progetto primitivo, se vuole fare diventare la maratona del Gargano un avvenimento importante, e non relegarla nell’anonimo ambito locale: una vera maratona deve offrire 42 Km. di percorso, e non essere la somma di due mezze maratone, qual è stata quella di quest’anno.

Dicono che fossimo diecimila in Via dei Fori Imperiali, protetti alle spalle dalla severa architettura del Colosseo e guardati a vista dalle possenti colonne del Palatino. Non son giunto all’ultimo minuto, com’è mio solito, a schierarmi in ultima fila: sarebbe stata una mancanza di rispetto all’Urbe. Allorché è stato dato il via, ero in quel magico luogo da oltre un’ora ad occupare il primo posto dell’area assegnata al mio pettorale. Regnava un religioso silenzio. Stretto fra gli altri concorrenti, con il capo all’insù giravo lentamente intorno a me stesso. Scorgevo l’ultimo ordine del Colosseo, le arcigne strutture del Palatino, il verde dei pini ed, in lontananza, i cavalli bronzei dell’Altare della Patria. E non ero l’unico a mirare e rimirare. Il senso di piacere, di ammirazione e di stupore aumentava sempre di più, giungendo ad un punto tale da non poter più essere represso, ed esplose nel romanesco: “Ma che bella città che ciavemo!” di uno dei podisti. Fu una fortuna per me che stavo per essere sopraffatto dalla vertigine di millenni di storia. Quel grido liberatorio mi scosse, riportandomi alla realtà. Non conosco al mondo una partenza-arrivo di maratona altrettanto fantastica! Solo la visione di Venezia dal ponte di barche può reggere il confronto.

E venne il giorno della Maratona sulla Sabbia! Vestito alla marinara, l’aveva ricordata ogni domenica per un intero anno.

Rimasto solo in pieno mare, Francesco Capecci non tirò i remi in barca, anzi l’immerse più a fondo e v’impresse maggior spinta. Non si limitò a rimboccarsi le maniche, la camicia se la tolse del tutto, mettendo in mostra il torace abbronzato, rivestito da una canottiera che lasciava abbondantemente scoperti i deltoidi, gran dorsali, trapezi, pettorali e la forte cervice. Le cicatrici chirurgiche, che solcavano i bicipiti per la rottura del capo lungo, apparivano quasi una decorazione sulle robuste braccia. Sulla testa mise un copricapo, di quelli che usano i pescatori intenti a rammendare le reti, al sole della darsena. Sulla parte posteriore della canottiera era leggibile dalla distanza di 42 km: “Maratona sulla Sabbia”.

In trecento, giovani (non molto) e forti (molto), l’hanno conclusa. I partenti, ovviamente, sono stati di più. Ma quelli che si perdono per strada non contano, e men che meno coloro che s’iscrivono e neppure si presentano al via, i quali sono a iosa soprattutto dove non si paga l’iscrizione, e servono a fornire numeri fasullamente gonfiati con cui dare maggior risalto ad una manifestazione.

L’olimpionico Alberico Di Cecco ha dato lustro alla 2° Edizione della Hybla-Barocco Marathon. Il forte atleta abruzzese, data la circostanza e vero interprete degli ideali decubertiani, ha accettato un premio d’ingaggio di valore prettamente simbolico. A queste condizioni, personaggi di spicco possono stimolare un ambiente non ancora ricettivo, invogliare all’attività fisica contribuendo a ridurre il fumo, l’alcool … ed i centimetri della circonferenza addominale, migliorare l’economia favorendo il turismo, vera risorsa della regione.

Non c’è bisogno di andare all’estero per vedere le cose ben fatte. Posso affermarlo comodamente seduto sulle mie 268 maratone amatoriali, buona parte delle quali corse al di là dei confini. Per quanto riguarda il mondo professionistico, penso, nessuno ha dubbi in proposito: Stefano Baldini respira l’aria che è al di qua delle Alpi. Pertanto, non mi espongo a feroci critiche asserire che sulle rive del Brembo, laddove le sue acque lambiscono Treviolo, si corre la maratona a circuito fra le meglio organizzate del mondo.

Raccontano i bene informati che Gianfranco Gozzi sia rimasto fortemente colpito dalla sfortunata avventura europea di Rocco Buttiglione. Dimostrando più fiuto politico del Ministro, rifugiatosi in Kant ed in astratti concetti di legalità e moralità, egli s’è prontamente adeguato ai cambiamenti del costume. E va tutto a suo merito il fatto che le idee progressiste abbiano trovato la prima fertile applicazione non nella grande città, ma nella provincia italiana. Dopo il timido tentativo di novembre, la ritrosia ed il pudore sono stati superati, ed è stata concessa carta bianca a coloro i quali sono soliti procedere dal di dietro. Non è dato sapere il motivo per cui - per sottile allusione o semplicemente per una più estesa divulgazione - la novità sia stata introdotta bilingue. L’entusiasmo profuso è stato talmente elevato che l’offerta s’è rivelata maggiore della richiesta del mercato, ed ha trovato cultori solo nella mezzamaratona, mentre nessuno è stato disposto a porgere le terga per la maratona.