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Rimembranze

orologioRifugiarsi nel passato, incapaci di vivere il presente? Tutt’altro! Guardare al passato per vivere più intensamente il momento attuale e proiettarsi con fiducia nel futuro.

Ripercorrere la nostra storia per ricordare da dove siamo partiti, per non dimenticare coloro che ci hanno preceduto e per tener presente il percorso degli ideali fondativi del Club.

E’ grazie a tutto questo se siamo quel che siamo. La memoria non può cadere nell’oblio.

Il Club ha 16 anni, e ne ha di cose da raccontare. Ci aiuteranno a capire come eravamo ed il mutamento che lo scorrere inesorabile del tempo ha indotto nella società.

Nasce, questa pagina, da un bisogno di storia che viene chiesto al nostro sito da più parti.

Troveranno spazio articoli selezionati che hanno fotografato i momenti salienti della vita del Club.

Quando una persona cara se ne va, si è soliti essere prodighi di elogi. Le sue virtù vengono moltiplicate, i vizi taciuti. Se gli uomini si comportassero in vita così come vengono dipinti nei discorsi funebri, questo nostro mondo sarebbe un paradiso terrestre. Invece, è tutt’altro! Ed appunto perché non riesco a trovare difetti nel Presidente, mi asterrò dal tracciarne il profilo. Le molte qualità che dovrei elencare potrebbero far pensare al solito elogio funebre di circostanza e, come tale, non proprio aderente alla realtà. Ripropongo, pertanto, un mio articoletto del dicembre 2004: è estremamente sincero perché non turbato dalle emozioni attuali, ed offre spunti di meditazione al nuovo Presidente del Club. Il ricorso al Orazio: “Impavidum ferient ruinae = invano lo colpiranno le rovine”, non è retorico, né vacua esibizione di latinorum, alla luce di quanto Sergio Tampieri ha dimostrato da supermaratoneta, da Presidente e da guerriero nella battaglia della lunga malattia. Anzi, approfitto per riportare il concetto per intero: “Si fractus illabatur orbis, impavidum ferient ruinae = anche se il mondo cadesse in pezzi, le sue rovine lo colpirebbero impavido”. Tratteggia compiutamente la forte personalità del Presidente: di carattere, schivo, retto e, se le rovine di tutto il mondo si abbattessero su di lui, rimarrebbe impavido, ligio al suo dovere e alle sue opinioni.

000100 km del Passatore a parte, per la prima volta ho sbirciato nell’universo delle Ultra. Parlo della Nove Colli Running, una gran fondo podistica sulle colline romagnole che per il decimo anno consecutivo parte sabato a mezzogiorno dallo splendido Porto Canale di Cesenatico, il giorno prima della famosa corsa ciclistica. Il traguardo è sempre a Cesenatico, dopo 202 km e 3.017 m da scalare nel tempo massimo di 30 ore.

001La Maratona di S.Antonio è simile a quella di Treviso. Le navette portano gli atleti da Padova a Vedelago e da lì si parte. L’organizzazione è perfetta e il traffico veicolare completamente assente. Ma a differenza di Treviso, il percorso è un po’ noioso: ad eccezione dell’attraversamento di Castelfranco Veneto, ove è possibile ammirare il castello quattrocentesco, predominano lunghi rettilinei. Piacevole la sgambata finale nel centro storico: piazza delle Erbe, Palazzo della Ragione e per ultimo l’arrivo in Prato della Valle, una delle più belle Piazze d’Italia, ove è sistemato l’Expo e il tendone del pasta-party.

Di solito lo vedevo alla partenza delle maratone. Nostro luogo d’incontro erano le retrovie, lontano dal clamore della massa che sgomitava per mettersi in mostra nelle prime posizioni. Qui, nella quiete che caratterizza le ultime file in attesa che venga dato il via, i nostri discorsi, liberatisi dalle formalità dei primi approcci, mi hanno permesso di conoscere più a fondo Antonino Morisi. Mi parlava dei figli gemelli; accennava alla sua attività professionale d’ingegnere; m’informava dei suoi hobby, vecchi e nuovi.

000100! Sono tante le imprese e gli eventi legati a questo numero magico: 100 sono i metri corsi da Armin Hary nel 1960 in 10” netti; 100 i km del Passatore; 100 m stile libero, il mondiale che mancava al nuoto italiano e conquistato venerdì 29 luglio u.s. dal pesarese Filippo Magnini. 100 sono i giorni che ci augurano amici e parenti dopo aver spento le candeline, e gli anni che in cuor nostro speriamo di raggiungere in buona salute (esagerazione); 100 i giorni, trascorsi i quali, i governanti tirano le somme per fare un primo bilancio del mandato ricevuto dagli elettori.

Se le cifre ufficiali confermeranno le parole dette dall’entusiasta speaker bolognese Fausto Cuoghi, la creatura di Claudio Patregnani e Annibale Montanari potrebbe aver superato, quanto a partecipazione, il numero di maratoneti della ben piu’ stagionata maratona di Trieste che si svolgeva lo stesso giorno (l’anno prossimo sembra che la coincidenza venga a mancare); e credo che il merito sia soprattutto del passaparola tra podisti, soddisfatti dello svolgimento del 2003, dei bassi prezzi d’iscrizione (che arrivavano fino alla gratuita’ per talune categorie di podisti, salvo 5 euro da devolvere in beneficenza e a fronte di un pacco gara ‘pesante’), del clima familiare e di tante altre cose che stanno promuovendo questa competizione: indubbiamente, da non confondere coi livelli delle maggiori manifestazioni nazionali, ma che si e’ ritagliata uno spazio di eccellenza tra le gare – diciamolo pure – di secondo piano.

Con quella barbetta ispida, sembra un personaggio di area laica del secolo scorso. Sia ben chiaro, del tempo passato possiede solo le buone virtù.

Trovandosi a passeggiare in Piazza Navona, i ritrattisti se lo tirerebbero per la giacca, perché è il soggetto ideale per una caricatura che evidenziasse la forte dentatura.

Invece, chi lo conosce bene, con gambe di acciaio inox, agili e scattanti, lo raffigurerebbe; un cuore straripante dal petto, gli farebbe; concluderebbe lo schizzo con il capo chino, gli occhi modesti abbassati, gli arti superiori aderenti al corpo ed il busto flesso in avanti in perenne atteggiamento di corsa.

Le grandi maratone risultano sempre spersonalizzanti: hai voglia a fissare appuntamenti, a sfruttare tutte le risorse del telefonino, a farti schizzi e tabelloni orari; quando ti trovi con diecimila maratoneti e chissa’ quanti caciaroni intorno, gli amici con cui aspettavi da settimane di trovarti spesso te li sogni.

Proveniente da Albinea, all’alba era giunto in treno a Bari; ne aveva preso un altro ed era andato a visitare le Grotte di Castellana e i Trulli di Alberobello. Solo in serata fu visto aggirarsi nel “fortino”, a presentazione dei top della maratona ormai conclusa. Il suo nome e le sue 500 e più avventure erano risuonate molte volte sotto la volta “a botte” della costruzione cinquecentesca; la qual cosa gli avrebbe procurato intenso piacere, ma quello che, nel frattempo, gli stavano offrendo il fantastico gioco di stalattiti-stalagmiti e il fiabesco paesaggio dei trulli era di gran lunga più appagante, e lo aveva preferito.

E non dite che parliamo sempre male di tutti… Nel bel numero di maggio de “Il Lippo”, mensile espresso dall’omonima societa’ Lippo-Calderara, anche se mancano (per sempre?) le atmosfere poetiche di Alberta Accorsi, ci sono vari pezzi interessanti e simpatici: la traduzione tedesca, da una non meglio precisata “rivista” germanica, dell’autocelebrazione di Michele Rizzitelli “Le mie cento maratone” (pero’ il pezzo tradotto, o almeno quello riportato, non concerne ahiloro la coppia Rizzitelli-Gargano ma solo William Govi e la sua proverbiale avarizia…); due dettagliati resoconti delle maratone di Brescia e Roma di Antonino Morisi e Maurizio Crispi (che aggiunge anche, un po’ in ritardo, la relazione sul Devil Trail 2002), e soprattutto le “Rettifiche alla maratona di Bologna”, ancora dell’ingegner Morisi.

Alle ore 15:00, nel Centro Maratona, a Reggio Emilia, viene annunciata la partenza della visita guidata della città. Sebbene vi avessi partecipato in occasione di altre edizioni, non mi dispiaceva rivedere la Sala del Tricolore, il Teatro Valli, e il Duomo. Anche se si trattava di una ripetizione, era senz’altro preferibile ai soliti discorsi monotematici dei maratoneti e, soprattutto, potevo sottrarmi alla ricorrente domanda di quante maratone avessi fatto e ai relativi commenti equilibrati, discutibili o squilibrati. Nel salone riecheggiava per la seconda volta l’avviso, quando Paolo Gilardi mi comunicava di volersi recare ad Albinea, al museo di William Govi. Penso essere stata la prima volta in vita mia che, alla storia e all’arte, abbia preferito le frivolezze del più frivolo del “popolo delle lunghe”. Ho fatto bene ad andarci, perché Govi e il suo museo sono proprio l’esatto contrario, e il mio era un pregiudizio totalmente sbagliato!

Sembrava che anche Reggio fosse destinata a quel lieve declino di partecipazione da cui sono afflitte tutte le maratone italiane: dopo il record di 1318 arrivati nel 1998, ogni anno venivano a mancare quei 30-40, fino ai 1171 del gelido dicembre 2001.

In autunno, ricominciano le maratone in Italia, e si torna a casa. Posso porre fine all’eccitante girovagare per l’Europa e riabbracciare “il popolo delle lunghe”. Molte cose mi hanno favorevolmente impressionato, ma più di tutto l’enorme popolarità e simpatia che gode Willliam Govi all’estero, cui ero impreparato, come quella volta in cui il dott. Christian Hottas di Amburgo mi chiese se conoscessi William. Trovandomi nella sua biblioteca, preso alla sprovvista e dato il luogo, mi venne spontaneo rispondere: “Naturalmente, William Shakespeare, il famoso drammaturgo”. “Oh no! William Govi”. “Certamente”, cercai di recuperare: “E’ un mio carissimo amico”.

Sara’ per crisi d’astinenza, sara’ per dare l’ultima ripassata al motore prima del “Passatore”, sara’ perche’ avevamo pensato che peggio della Verona dell’anno scorso era difficile fare, ma insomma in questa mattinata (cielo semicoperto, temperatura in partenza 19 gradi, ventilazione inapprezzabile per dirla alla Ciotti, cioe’ afa) si rivedevano piu’ o meno le stesse facce del 2001, con qualcuno in piu’.

Sergio Tampieri ci ha spedito l’aggiornamento al 31-12-2001 della sua Maxiclassifica, redatto su un comune foglio ma molto più autorevole di certe defunte classifiche patinate. Sappiamo noi l’opera certosina di depennamento che Sergio fa, su certe comunicazioni tipo “ fi fi fi, ho corfo una maratona a cafa mia, mifurata da mia forella..”; le gare segnate qui sono “vere”!

Ma sì, questa volta il titolo va proprio al nostro amico Giorgio Borghi da Reggio, uno che forse non ha mai vinto una gara in vita sua, ma che passati i cinquanta si è messo ad andare forte come non mai: sarà forse anche merito del suo passaggio alla CMR Reggiolo, e della dieta dimagrante che in un anno gli ha fatto perdere 13 chili (il segreto non è lo zen, ma il bere vino solo al sabato e domenica); comunque oggi Giorgio (il primo dei quattro “Borghi agricoli” che davano lustro alle staffette podistiche modenesi), al suo esordio in questa maratonina non facile, ha siglato il suo record personale, 1 ora 25 e pochi secondi. Ripeto che con questo tempo potrà ambire a piazzarsi forse nei primi 100, e il suo nome non apparirà nelle riviste patinate: ma sono sportivi come lui che fanno amare il podismo. E siccome oggi è domenica, avrà potuto brindare anche lui.

Ecco finalmente svelato perche’ Frau Renate Cecchetto e’ l’unica bolzanina a non parlare tedesco: perche’ la xe una magnagati de Vicensa! In uno dei rari sabati non seguiti da una maratona, ha radunato nella sua casa natale (che vista dall’interno sembra una villa palladiana, non scherzo), con prospettiva sui castelli di Romeo e Giulietta, i piu’ prolifici maratoneti italiani, degni di farle corona nella celebrazione del suo fresco record di 40 maratone corse nel 2001.

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