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Reggio da record con merito

Sembrava che anche Reggio fosse destinata a quel lieve declino di partecipazione da cui sono afflitte tutte le maratone italiane: dopo il record di 1318 arrivati nel 1998, ogni anno venivano a mancare quei 30-40, fino ai 1171 del gelido dicembre 2001.

Invece quest’anno, nella domenica piu’ grigia delle sette finora vissute, abbiamo finito in ben 1344: e questo dato assume tanto piu’ valore quando si pensa che non e’ gonfiato da tempi massimi spropositati tali da consentire la presenza anche ai camminatori: in 988 abbiamo chiuso sotto le 4 ore (tempi lordi), e mi piace rilevare che l’ultimo a finire dentro questo tempo da elite e’ stato il mio amico Giulio Negri da Cavriago; in 1320, cioe’ praticamente tutti, sotto le 5 ore.

Dunque, Reggio e’ una gara per la gente comune (anzi, guardando il pacco gara gonfio di pasta, salami e altri cose simili, direi una gara per mangiatori padani), ma a Reggio ci si va solo se preparati e motivati, mica per fare una passeggiata. Allora, cosa attira in Reggio, ormai da collocare stabilmente tra le grandi maratone d’Italia sebbene la Rai non sappia nemmeno dov’e’?

Diciamo, tutto: dal prezzo d’iscrizione onesto, all’efficienza e simpatia della famiglia Davoli in segreteria, alla possibilita’ di ritirare i pettorali la domenica, alla chiusura del traffico quasi ermetica (solo attorno al 21, e fra il 30 e il 37 abbiamo avuto qualche intruso), ai ristori fornitissimi fin dal primo, al percorso studiato apposta per aiutare noi amatori (perfino il sottoscritto riesce a correre la seconda parte quasi nello stesso tempo della prima!) alle docce “troppo” calde a qualunque ora, al pranzo finale a prezzi da mensa Eca.

E la partecipazione offre un giusto mix tra i campioni, i bravi corridori e gli onesti pedatori che si allenano quando possono ma non mancano gli appuntamenti come questo; vedo bravi italiani, gli Zenucchi, i Calcaterra, gente come noi insomma, e stranieri che non vengono da un altro pianeta o sono scaricati sulla linea di partenza da furgoni blindati.

Poi, quelli come noi. E la corsa si e’ dipanata in 1344 storie: quella del “vescovo” Fusari che richiamava l’evangelico “drizzate le vie del Signore”, o quella di Brunetta Partisotti (la prof di Morselli e Antonella Benatti!), splendida sotto le 4 ore, e davanti al marito; quella di Silvano Ricco’, terzo a una Milano-Sanremo di qualche anno fa, e oggi a spalla con me in 3.33. E ancora l’eroica prestazione di Sergio Tampieri, classe 1929 e reduce da tremende esperienze ospedaliere, ma oggi capace di 4.44; o il sempiterno Togni, 5.12.

Presente in forza l’amministrazione comunale di Spilamberto, col mitico assessore verde Borghi finito in 3.37 e disposto a cedere lo scettro al vice Eliano Cuoghi, 3.25. Presente anche la famiglia Zen, con Elio che accettava in modo Zen il fatto che la Silvana, tante volte aiutata negli anni passati, adesso lo distanziasse di ben dieci minuti. Sta tornando grande anche Salvatore Mameli della Sassolese, oggi sulle 3.45, sebbene il suo compagno di squadra Ubaldo Firenze (3.29:48) non lo becchi piu’ nessuno. Incredibile Giuseppe Bertoni del Castelfranco, uno che fino a due anni fa su queste strade faceva 5 ore e 40, e invece oggi, con 4.10, per poco non becca Alfonso Pagliani (a sua volta sorretto da Lorena Losi per 3.49). Ecco, se a Reggio uno come Bertoni fa 4.10, significa che questa maratona ha trovato la ricetta giusta.

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