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Sergio Tampieri: impavidun ferient ruinae

Quando una persona cara se ne va, si è soliti essere prodighi di elogi. Le sue virtù vengono moltiplicate, i vizi taciuti. Se gli uomini si comportassero in vita così come vengono dipinti nei discorsi funebri, questo nostro mondo sarebbe un paradiso terrestre. Invece, è tutt’altro! Ed appunto perché non riesco a trovare difetti nel Presidente, mi asterrò dal tracciarne il profilo. Le molte qualità che dovrei elencare potrebbero far pensare al solito elogio funebre di circostanza e, come tale, non proprio aderente alla realtà. Ripropongo, pertanto, un mio articoletto del dicembre 2004: è estremamente sincero perché non turbato dalle emozioni attuali, ed offre spunti di meditazione al nuovo Presidente del Club. Il ricorso al Orazio: “Impavidum ferient ruinae = invano lo colpiranno le rovine”, non è retorico, né vacua esibizione di latinorum, alla luce di quanto Sergio Tampieri ha dimostrato da supermaratoneta, da Presidente e da guerriero nella battaglia della lunga malattia. Anzi, approfitto per riportare il concetto per intero: “Si fractus illabatur orbis, impavidum ferient ruinae = anche se il mondo cadesse in pezzi, le sue rovine lo colpirebbero impavido”. Tratteggia compiutamente la forte personalità del Presidente: di carattere, schivo, retto e, se le rovine di tutto il mondo si abbattessero su di lui, rimarrebbe impavido, ligio al suo dovere e alle sue opinioni.

 

Sergio Tampieri: il Presidente

01/12/2004

E’ di poche parole e di molti chilometri.

Un bel giorno, chiamò a raccolta quei quattro gatti che, come lui, facevano e non dicevano, e li riunì nel “Club Supermarathon Italia”. Con i cromosomi di simili fondatori, degni di quelli dei Padri Pellegrini, la pianta è cresciuta forte e vigorosa. Anzi, rigogliosa più che mai, perché raggiungere quota cento, di questi tempi, è diventato un giuoco da ragazzi. Ed i ragazzi si sa come sono: ricchi di nuove idee ed iniziative. Creano files, copiano ed incollano e non si stancano mai di chattare.

Soprattutto, hanno una mentalità concreta: “Signori organizzatori, volete che il nostro Club venga alla vostra maratona? Le condizioni ve le dettiamo noi, e non viceversa! Mettete nel conto anche l’indotto che la potenza del motore dell’Associazione può movimentare!”.

Ed il presidente: “Calma giovanotti, non correte troppo! Dovete correre di più nelle gare, non in queste cose. Noi siamo nati per lavorare di gambe: questo è lo spirito del supermaratoneta. Le diavolerie del computer, i bizantinismi amministrativi non c’interessano, anzi sono in contrasto con la fatica agonistica. La vita è già complicata di per sé! La vogliamo complicare ancor di più impelagandoci nei cavilli legislativi.

Ciò che Enzo Ferrari faceva con la Ferrari, Sergio Tampieri (siamo, quasi, nello stesso territorio) lo fa con il Club dei Supermaratoneti. Da buon conservatore (podisticamente parlando), vuole che la sua quercia metta radici solide, in modo tale che la folta chioma stia come torre ferma al soffiar dei venti. Ben impiantata, sarà facile per i futuri Luca Cordero di Montezemolo sbaragliare gli avversari e mietere vittorie.

Corre, corre sempre. Ama i chilometri quanto odia gli statuti. Come fa a chiudere una maratona in quattro ore e venti, a settantacinque anni? Ah, già, la classe non è …acqua!

Dai malanni non ci si può sottrarre. Vengono e basta! Ricorre a fleboclisi, pasticche e supposte per lo stretto necessario. Li sconfigge definitivamente andandosene per maratone, vera ricreazione del corpo e dello spirito. La Medicina Riabilitativa si avvale della kinesiterapia, ovvero del movimento. Quale miglior kinesiterapia di una bella ultramaratona!

A parte la corsa, si concede pochi extra. Ogni anno, a dicembre, quando fuori c’è nebbia, freddo e le giornate sono brevi, consola i suoi supermaratoneti in un ristorante tipico e li riscalda con lambrusco, tortellini e culatello.

“Ma quando ti stancherai di correre?”. A questa domanda, egli, che non ama parlare, non risponde. E’ facile immaginare ciò che gli passa per la testa: “ E’ ineluttabile che, prima o poi, andremo a trovare Roberto, Alfio e Marziano. Ne avremo, allora, di tempo per riposare!”.

Sergio Tampieri: impavidum ferient ruinae.

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