nivo nivo nivo nivo nivo nivo nivo nivo nivo nivo nivo nivo

Giuseppe Togni

Con quella barbetta ispida, sembra un personaggio di area laica del secolo scorso. Sia ben chiaro, del tempo passato possiede solo le buone virtù.

Trovandosi a passeggiare in Piazza Navona, i ritrattisti se lo tirerebbero per la giacca, perché è il soggetto ideale per una caricatura che evidenziasse la forte dentatura.

Invece, chi lo conosce bene, con gambe di acciaio inox, agili e scattanti, lo raffigurerebbe; un cuore straripante dal petto, gli farebbe; concluderebbe lo schizzo con il capo chino, gli occhi modesti abbassati, gli arti superiori aderenti al corpo ed il busto flesso in avanti in perenne atteggiamento di corsa.

Al 31/12/2003, ha corso 607 volte la distanza di Filippide (l’ingegner Antonino Morisi, profondo conoscitore dell’argomento, non mi redarguisca!). Questi numeri non vengono diffusi dall’interessato. E’ costretto a renderli noti colui il quale si è messo in testa, con le buone o le cattive, di battere questo record.

Ha macinato 25.612,365 km. Vi garantisco, non un centimetro in meno, certamente qualche chilometro in più, come a Ravenna, dove lo vidi correre contro senso. Pensai: “ Povero Beppe! I 77 anni cominciano a procurargli seri problemi di orientamento”. Correva e brontolava: “Ho sbagliato percorso (si badi bene, non diceva che gli avevano fatto sbagliare percorso) e devo farmi 4 km per riportarmi nel punto dell’errore”.

Provate a chiedergli perché corre. Non vi dirà che lo fa per conoscere i propri limiti e per spostarli più in là, o affascinato dalla sindrome di Ulisse, o spinto da un moto di inquietudine interiore, o assetato di conoscenza ed altre frasi fatte e copiate, che si è soliti recitare per apparire originali ed interessanti. Vi dirà semplicemente che, dopo anni di duro lavoro, nel mezzo del cammin di sua vita (il suo substrato biologico gli permette di fare previsioni centenarie), cominciò a correre su indicazione medica, per vincere le rigidità articolari da fenomeni degenerativi artrosici.

Negli Emirati Arabi, Lumezzane è conosciuta più di Milano; a Dubai, Togni è più famoso di Baggio e Totti. Carmelo Passiatore, Angela Gargano ed il sottoscritto si erano disposti a semicerchio sul traguardo per applaudirlo e farlo sentire meno solo in terra straniera. Si sbagliavano di grosso. Appena apparve il suo caratteristico profilo, con gli arti superiori aderenti al corpo, i gomiti estesi, le palme delle mani rivolte all’indietro, su gambe saltellanti, ci fu un boato di applausi mai sentito. Lo speaker annunciò il numero delle sue maratone con il delirio con il quale i cronisti brasiliani esultano ad ogni rete della nazionale. Firmò decine di autografi; i giornalisti cercarono di carpirgli il segreto di tanta energia: se la cavò egregiamente con un pò d’italiano , un pò di tedesco e molto dialetto bresciano. Il giorno seguente, la sua foto a colori campeggiava su tutti i giornali.

Senza di lui, difficilmente la Maratona di Brescia avrebbe avuto tanto successo. Ha preso iscrizioni, fornito indirizzi di alberghi, numeri telefonici, orari di mezzi pubblici, scritti a mano su cartoncino con una chiarezza ed un ordine che rispecchia quello del suo animo. C’è chi ha fatto 1000 km per farlo felice, e chi come Adriano Boldrin ha rinunciato ad una maratona sotto casa per festeggiarlo.

A Platamona soffiavano i forti venti della Sardegna, implorati dai velisti, ma temuti dai maratoneti. Beppe si pose come uno scudo davanti ad Angela Gargano per ripararla della loro furia. Che poi il suo gesto fosse vano, perché colei che voleva proteggere lo sopravanzasse in altezza di almeno due terzi, questa è un’altra storia!

Dovrebbero essere questi i primati da battere, e non quello del numero delle maratone. O meglio, anche questo, ma va tenuto in debito conto che le sue sono state sudate in diverse parti del mondo, alle cui regole egli si è sottomesso. Non sono di quelle ad uso e consumo personale, della serie: lui se le organizza e lui se le corre come, quando e dove vuole! Tanto per intenderci, non sono maratone pro domo sua, peri domo sua et in domo sua. Sento già Cicerone inveire: “Mala tempora currunt!”, per l’aggiunta postuma in latino maccheronico; poi lo vedo calmarsi ed ammettere che i tempi, i costumi ed il tentativo goviano sono veramente maccheronici!

Nella famiglia del popolo delle lunghe, circolano foto che immortalano l’arzillo esponente della terza età sul podio a Bora Bora, circondato, festeggiato ed abbracciato da solari, esotiche, generose bellezze. Se i gusti sono questi, il traguardo delle mille maratone è vicino: Sergio Tampieri, Mario Ferri, Roberto Gherardi, Vito Piero Ancora e Lorenzo Gemma, i più attivi del Club dei Supermaratoneti, comincino ad attrezzarsi per celebrare l’evento.

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna