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Barchi-Fano (PU), 2^ ColleMar-athon

Se le cifre ufficiali confermeranno le parole dette dall’entusiasta speaker bolognese Fausto Cuoghi, la creatura di Claudio Patregnani e Annibale Montanari potrebbe aver superato, quanto a partecipazione, il numero di maratoneti della ben piu’ stagionata maratona di Trieste che si svolgeva lo stesso giorno (l’anno prossimo sembra che la coincidenza venga a mancare); e credo che il merito sia soprattutto del passaparola tra podisti, soddisfatti dello svolgimento del 2003, dei bassi prezzi d’iscrizione (che arrivavano fino alla gratuita’ per talune categorie di podisti, salvo 5 euro da devolvere in beneficenza e a fronte di un pacco gara ‘pesante’), del clima familiare e di tante altre cose che stanno promuovendo questa competizione: indubbiamente, da non confondere coi livelli delle maggiori manifestazioni nazionali, ma che si e’ ritagliata uno spazio di eccellenza tra le gare – diciamolo pure – di secondo piano.

Una maratona per amatori, dunque, sebbene l’entita’ dei premi (2000 euro al primo uomo, 1000 alla prima donna; ma anche numerosissimi premi da 30 e 15 euro!) possa aver attirato pure qualche campione italiano: significativo il successo del chiacchierato (anzi, qualcosa di peggio) Roberto Barbi, che in un primo momento risultava iscritto a Trieste, e invece e’ venuto qui per rifilare distacchi coppiani al resto del podio.

Era una maratona in linea, come dovrebbero essere tutte le maratone, cioe’ una corsa per andare da un posto a un altro (non un giro attorno alla citta’ … o al cortile, sebbene alla Iaaf piaccia diversamente): cio’ pone problemi logistici a chi organizza, specialmente per il raddoppio delle strutture di partenza-arrivo e l’approntamento di servizi di trasporto nelle due direzioni. E’ chiaro che l’impresa riesce piu’ facile a chi deve trasportare poche centinaia di corridori, ma che tutto si sia svolto perfettamente e’ un primo distintivo di merito. Viene poi la bellezza del percorso, certo non per tempi da record (anzi, forse da correre senza cronometro), ma che attraverso saliscendi continui dalla partenza al km 34 (dove era piazzata l’ultima salita importante: ma anche il rettifilo d’arrivo era in leggera salita…) ha portato da una cittadina bellissima e ottimamente conservata, ma sconosciuta a piu’, come Barchi, ad un’altra citta’ ricca di pregi urbanistici e architettonici come Fano, attraverso borghi medievali e rinascimentali, con una chicca da “fuori di testa” (come si direbbe in gergo) quale l’attraversamento del castello di Mondavio (novita’ del 2004), e la vista dall’alto dell’Adriatico che si faceva sempre piu’ vicino (un pezzo di lungomare pero’ ci e’ mancato, mentre ci poteva stare). Il lungo avant-indree (quasi 7 km) tra San Costanzo e il castello di Mondolfo (paese che non era toccato l’anno scorso) ha consentito poi un fraterno incontro intermedio, con scambi di saluti o battutine, tra i tanti veterani convenuti (in particolare, il club Super Marathon il cui presidente Sergio Tampieri si e’ anche difeso ottimamente sul campo).

Bella la partenza, coi bersaglieri che ci hanno preceduto di corsa per un centinaio di metri; suggestive le presenze di figuranti in costume rinascimentale e di alcune bande od orchestrine, abbastanza caldo, se non proprio numeroso, il pubblico; regolari, ricchi e … sugosi i ristori e spugnaggi, compreso il “caffe’ del maratoneta” (prodotto all’istante, mica da thermos) sia in partenza sia in arrivo; dove poi il ristoro finale era fornitissimo, e soprattutto gestito da signore che hanno fatto della pazienza e della cortesia la loro arma vincente. Egregiamente svolto anche il servizio navetta per le docce (distanti un km circa dall’arrivo, in ogni caso belle calde): qui, i signori di Treviso e il cantore dei loro wc chimici sul traguardo (presente anche qui, non pero’ con la biciclettina) potrebbero informarsi e imparare. Perfettamente indicata la topografia della zona arrivo, comodi i parcheggi, nutriente il doppio pasta-party di sabato e domenica (ma solo uno era gratis); interessanti le conferenze del pregara (tra l’altro, si e’ demolito il falso mito della dieta a zona). Tempestive le premiazioni, sia dei primi 10+5 assoluti, sia (un’ora dopo) dell’infinita serie di categorie (con un paio di riserve da parte nostra, che diremo piu’ avanti); ricco il servizio fotografico, sia sotto la tutela dell’eccellente Franz Michelacci, sia a opera di Gianfranco Grazioli (gratificato sul palco dell’appellativo di “fotografo ufficiale di ‘Correre’”, e come tale in grado di stabilire i tempi delle premiazioni).

Vediamo anche quello che c’e’ piaciuto meno: in primo luogo, la strada non era quasi per niente chiusa al traffico, contrariamente alle promesse fatte nel libretto ufficiale (dove i tanti sproloqui dei politici locali lasciavano pensare ad un impegno concreto; intanto, diamo un tapiro all’assessore allo sport della provincia, per quello che ha scritto o si e’ fatto scrivere): e se, nei km finali, cio’ era comprensibile per la statale Adriatica (dove c’era comunque una notevole sorveglianza di vigili urbani), la situazione era stata poco meno che disastrosa nei km dal 15 al 35 (ci e’ giunta notizia anche di uno scontro tra auto e corridore). Il resto e’ secondario: la mancanza di uno spogliatoio alla partenza (per fortuna, c’era il sole, con temperature superiori ai 20 gradi); la riduzione del numero di premiati per alcune categorie (la cosa che piu’ ci ha colpito e’ stata che delle donne ultraquarantenni – la categoria piu’ numerosa – siano state premiate solo le prime dieci e non 20 come previsto); l’interruzione delle premiazioni per inserire, quasi come uno spot, la consegna di una targa reclamata dall’onniscroccante William Govi, che pare abbia ricevuto anche ospitalita’ principesca in albergo (mentre il suo autista si e’ accomodato a pagamento in un camping), e qui ha denunciato un numero record di maratone (compresa quella di Ragusa?) su cui perlomeno Fausto Cuoghi ha fatto un po’ d’ironia. Era presente anche Beppe Togni, che ha corso piu’ maratone, e piu’ vere, di Govi, ma non ci risulta abbia ricevuto uguali riconoscimenti (salvo che non siano avvenuti in altra occasione): ma si sa, Togni non ha la faccia di bronzo, e forse si vergogna a chiedere sempre l’obolo. Lungo il citato avant-indree, ho visto all’opera sia Govi che Togni: il primo, che stava camminando verso il km 27, appena e’ stato ignominiosamente superato da due donne modenesi, si e’ voltato verso il podista che lo seguiva a una decina di metri, fingendo di volerlo aiutare (come a dire: non mi superate perche’ siete piu’ brave, ma solo perche’ io aiuto quel poveretto). Togni invece, l’ho visto portare in mano spugne, bicchieri e bottigliette varie, finche’ non ha trovato un addetto alla raccolta rifiuti, nel cui sacco ha versato il tutto.

Naturalmente, un’organizzazione e’ padronissima di premiare chi crede: ma i mormorii contro l’ex Principe, anche in corsa, erano crescenti tra i suoi ex amici: specie dopo l’annuncio del superamento del record di Togni mediante quelle fantomatiche e non omologabili, anzi demenziali, maratone self-service che l’ex pupillo di Marco Negri sta portando avanti. Alla partenza, i supermaratoneti (da Mario Ferri giunto su sgargiante pullman Gianaroli all’ing. Morisi, da Zerbinati al sgnor Guldon, da Tamburini a Togni al vecchio, glorioso Lucidi, da mons. Fusari al “fratello del papa” Lambertucci, dal grande Gaetano Amadio che ha funto da scorta alla coraggiosa Maria Antonia Busatta ecc. ecc.) se ne stavano vicini, scherzavano, ridevano, si facevano foto; Govi, era per conto suo, o dalla parte dei potenti. Sappiamo che ha gia’ scroccato alla prossima Vercelli; finche’ dura…

Ma importa di piu’che siamo tutti partiti dalle Marche con la prima abbronzatura vera dell’anno e, nella memoria, il calore sincero di una bella giornata di sport.

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