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Nessuno può non dirsi goviano

In autunno, ricominciano le maratone in Italia, e si torna a casa. Posso porre fine all’eccitante girovagare per l’Europa e riabbracciare “il popolo delle lunghe”. Molte cose mi hanno favorevolmente impressionato, ma più di tutto l’enorme popolarità e simpatia che gode Willliam Govi all’estero, cui ero impreparato, come quella volta in cui il dott. Christian Hottas di Amburgo mi chiese se conoscessi William. Trovandomi nella sua biblioteca, preso alla sprovvista e dato il luogo, mi venne spontaneo rispondere: “Naturalmente, William Shakespeare, il famoso drammaturgo”. “Oh no! William Govi”. “Certamente”, cercai di recuperare: “E’ un mio carissimo amico”.

Ai primi di maggio, mi ero avventurato ad Helgoland, isola tedesca del Mare del Nord. C’era vento, freddo e pioggia. L’albergatore fu stupito nel vedere una coppia d’italiani, forse i primi che approdavano da quelle parti, che avevano preferito alla piacevole primavera mediterranea quel luogo sperduto. In realtà, l’isola si rivelò interessante: milioni di gabbiani occupavano le pareti rocciose, roteavano, tubavano e lanciavano alti garriti che sovrastavano il pur forte sibilìo del vento e il fragore delle onde che andavano a infrangersi sugli scogli. Qui fui riconosciuto come italiano dal tapascione inglese Peter Graham. Mi pregò di porgere i saluti a William Govi, che era uno dei cento invitati a partecipare alla The Greenwich Foot Centenary Marathon. Ci tenne, però, a precisare a chiare lettere: “La quota d’iscrizione è di venti sterline; non sono ammessi pagamenti in c.c.p.; l’importo deve essere consegnato a mano, in banconote stampate non anteriormente al 2000”. Inutile precisare che Govi, date le condizioni, non partecipò a quella gara.

Il 2 giugno, mi trovavo a Minden, nella Renania Settentrionale-Westfalia, dove ho corso la maratona più bella dell’anno, una di quelle in cui tutto va per il verso giusto. A cominciare dall’albergo: con 82 Euro mi fu assegnata le migliore suite dell’Hotel Mirabela, in cui l’efficienza tedesca ben si coniugava con il calore spagnolo. Gradevoli suonavano al mio orecchio italiano anche i nomi dei luoghi: Minden, Rose Marathon, raggiungendo il massimo in “Porta Westfalica”, un connubio mirabile di latinità e germanesimo. Anche il tempo fu bellissimo. L’ordinato paesaggio tedesco, fatto di linde villette dai tetti aguzzi, avvolte da fiori ed immerse nel verde, era illuminato da un sole meridionale. Sui prati, con alle spalle le anse del fiume Weser, orchestre formate da giovanissimi suonavano brani di musica classica, facendomi odiare i ritmi indiavolati del rock di altre maratone. E dulcis in fundo, lo speaker annunciare l’arrivo al traguardo di Angela e Michele da Barletta, e ricevere l’abbraccio affettuoso della sig.ra Filomena di Canosa di Puglia, una professoressa da 30 anni in Germania, che non credeva ai suoi occhi come due compaesani fossero capitati da quelle parti per una maratona!

E’ stato, appunto, nei pressi della Porta Westfalica, mentre correndo ammiravo il gigantesco monumento di Kaiser Guglielmo sulla cima di una collina, mi raggiunge Hans Drexler. E’ un medico-ricercatore in ematologia, che dirige un importante Istituto a Braunschweig, in Bassa Sassonia; parla la lingua di Dante, di Hugo e Shakespeare come se fosse quella di Goethe. Mi aggancia, e cosa mi chiede? Uno si aspetta che parli dell’ultima sua pubblicazione, di una poesia di Goethe o, che so io, della Critica della Ragion Pura. Invece, mi dice; “A Linz ho conosciuto un simpatico italiano, William Govi. Lo conosci? Ma dimmi, è tutto italiano? Quel nome, quel pelo rossiccio fanno pensare ad un irlandese”. “Lo conosco, eccome! E’ tutto italiano. E’ di Albinea, che si trova in Italia laddove nel corpo umano c’è il cuore”.

Ho riportato alcuni episodi che dimostrano quanto sia apprezzato all’estero. Io stesso, in passato, ho espresso qualche riserva sul suo modo di mostrarsi sfiorante l’esibizionismo. Maratonando, mi sono sprovincializzato e il mio giudizio si è allineato a quello dei colleghi europei, per i quali il personaggio Govi è un modello cui fare riferimento.

Il suo abbigliamento, sempre originale e decorato con motivi intonati, fa sgranare gli occhi. Si può ben dire che ha aperto nuove strade al made in Itay, alla guisa di Valentino.

Destano stupore le maratone che organizza per celebrare le sue ricorrenze. Quella dei suoi 42 anni e 195 giorni appartiene alla storia. Quella delle 500 maratone, in programma il prossimo dicembre, è quasi un assalto alla diligenza, tali e tanti sino coloro che vogliono parteciparvi.

E’ riduttivo chiamarlo “Principe di Albinea”. Potrebbe chiamarsi “Re dei Re”. Ma, visto il discredito degli attuali rampolli monarchici, è più adeguato ricorrere ad appellativi repubblicani, più attuali, e perché i meriti se li è guadagnati sul campo, non per diritto ereditario. Il Titolo di “Lider Maximo”, credo, gli vada a pennello.

Sia chiaro, qualche difetto ce l’ha, il nostro uomo. Qualcuno lo ritiene fiscale e risparmiatore. Sono difetti, questi? Se in Italia il fisco funzionasse, non avremmo un’evasione del 20% del Pil. Se gli Italiani fossero dei risparmiatori, non avremmo un debito pubblico del 110%. E l’Italia non sarebbe solo il più bel paese del mondo, sarebbe anche il più ricco. La verità è che Govi la fiscalità l’applica agli altri, mentre il risparmio lo tiene tutto per sé. Ecco spiegato perché l’Italia rimane il paese più bello, non il più ricco!

Si discolpa col dire che il risparmio (non paga iscrizioni, dorme in casa di amici, ecc) non lo sciupa; una parte lo usa per future maratone, un’altra parte lo investe per fini culturali no profit: sta allestendo un museo della maratona, che non avrà pari al mondo. I maligni vanno mormorando: “Altro che no profit, vedrete che farà pagare il biglietto!”.

Nella sua lunga carriera, qualche grave caduta di stile l’ha avuta, come raccontano Mario Ferri, Giuseppe Togni, Aniello e lo Sceriffo. Ma è acqua passata! Si difende dicendo di avere il pregio di parlar chiaro e diretto, qualità rara in questi tempi.

Tutti noi non possiamo non dirci goviani. Molti di noi hanno preso qualcosa da lui, anche se è difficile ammetterlo. Fare 10-20-20 maratone all’anno, averne già collezionate 100-150 in totale, girare 105 volte in una pista, non è essere sulla strada in cui Govi è stato un pioniere? E’ solo questione di aggiornarsi e adeguarsi ai ritmi dinamici della vita moderna. Il concetto classico di maratona è superato: la sostanza è correre 42,195 km, il contorno può cambiare.

E’ naturale che un personaggio la cui vita è tutta una maratona abbia dei detrattori. Le critiche non lo disturbano più di tanto; continua per la sua strada convinto che gli altri, prima o poi, lo seguiranno. Quando gli si chiede cosa pensi di costoro, alza il capo, corregge l’atteggiamento cifotico e mostra il bonario viso e gli occhi azzurri. Le labbra accennano a ripetuti eh, eh, eh, eh…, poi tacciono. Parlano gli occhi, che sembrano dire: “Chi disprezza, compra!”.

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