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Ultramaratone

Beppe Togni, 85 anni, 761 maratone, che di fatica podistica se ne intende, in questo 9° giorno di gara è venuto sul circuito. Indossate le scarpette, ha percorso una quindicina di giri all’andatura permessa dall’età. E’ il decano della maratona-ultramaratona amatoriale, senz’altro il migliore dei Supermaratoneti, che unicamente in lui si riconoscono. Ecco un esempio della sua etica. Anni fa, alla maratona di Ravenna, lo vidi correre contro senso. Pensai fra me: “Povero Beppe, ha perso il senso dell’orientamento!”. “Che fai, Beppe?” gli gridai. “Ho sbagliato strada, e mi sono ritrovato 4 km più avanti. Sto tornando indietro per ricominciare dal punto dove ho sbagliato”.

Non lo dà a vedere, ma qualche mialgia, irritazione articolare e tendinite dovrà pur averla, questo Antonio Tallarita. Oggi, dopo 13:40:26 di corsa e 700 km sul groppone, appariva stanco, affinato, pallido e con lieve subittero. Ma l’umore e la battuta intelligente no, sono quelli del primo giorno. Dopo aver percorso la distanza della maratona, s’è concesso una sosta per una doccia e uno spuntino a base di fusilli e filetto di platessa. Poi, ha ripreso la marcia in completo verde, con la caratteristica cordicina tricolore pendente dalla parte occipitale del berretto: un porta fortuna? Era circondato e stimolato da atleti che si allenavano sul circuito, e seguito, dopo aver concluso la sua maratona, da Angela Gargano in bicicletta.

I soliti noti, cui s’è aggiunto Gianfranco Toschi, hanno corso in un’atmosfera surreale. Foschia e pioggia hanno complicato la vita ai nove concorrenti, oggi, in gara. Basse nubi minacciose solcavano il cielo. Gli alti pioppi circostanti apparivano come incombenti ombre gigantesche. I fari delle macchine del frequentatissimo cavalcaferrovia fendevano il buio e inviavano sinistri bagliori sul campo di gara. Ogni tanto, si vedevano sbucare nella nebbia concorrenti incappucciati percossi dalla pioggia.

Una spessa coltre di nubi, che non promette nulla di buono, copre oggi il terreno di gara. Lungo i 1.022 m del percorso, si sono sparpagliati 8 partecipanti: il centista x 10 Antonio Tallarita, il cinquantista Vito Piero Ancora e 6 maratoneti: Marina Mocellin, Lorenzo Gemma, Stefano Giorgio, Roberto Paracchini, Angela Gargano e Michele Rizzitelli. La contrattura del vasto mediale sinistro di Angela Gargano, sotto le mani miracolose del dott. Citarella, va riducendosi. L’ecografia non ha evidenziato lesioni delle miofibrille. Se continuerà a migliorare, correrà confusa fra i maratoneti.

In elegante abito rigato e cravatta blu, lineamenti nobili, barba bianca di qualche settimana e corti capelli canuti ex rossicci. Così s’è presentato il Presidente della IUTA, Gregorio Zucchinali, sul luogo dello svolgimento della 100 km x 10 = 1000 km, accompagnato dal dott. Massimo Pasi, componente della Commissione Medica IUTA. Giunto di primo mattino, con la sua presenza ha voluto rimarcare l’importanza di una gara, aperta a tutti, che si effettua per la prima volta in Italia, e che schiude grandi scenari al movimento nazionale dell’ultramaratona. Con tono pacato, voce suadente e accento bergamasco tanto quanto basta, ha incoraggiato tutti, ha apprezzato la severità dell’organizzazione, ha sorvolato sulle polemiche, non rinunciando alla sua abituale, sottile vena ironica. Insomma, con la sua presenza, il Presidente ha inteso dire: “C’ero anch’io”.

Lucio Bazzana, Monica Barchetti, Angela Gargano, Enzo Caporaso e quelli della Torino-Roma sembrano aver fatto scuola, e stanno trasformando gli italiani in un popolo di ultramaratoneti della lunghissima distanza. Navigatori, poeti, scienziati ecc. lo sono sempre stati. A Reggio Emilia, in un circuito lungo 1.028 m e largo 4 m, si svolgerà una gara di 1000 km. Si parte venerdì, 21 ottobre; si chiude, dopo dieci giorni, domenica, 30 ottobre.

La “Città di Fano” ha proposto un menù adatto al palato di tutti gli ultramaratoneti. Con la 6 Ore ha servito la colazione ai velocisti, con la 12 Ore ha preparato il pranzo ai passisti, con la 24 Ore ha saziato gli stakanovisti offrendo loro una cena luculliana. C’era anche la merenda per chi avesse preferito fermarsi al traguardo dei 100 km. La cena riservata ai corridori della 24 Ore era di gala, in quanto Campionato Italiano FIDAL e IAU Bronze Label. La tavola su cui s’è banchettato era lunga 2,226 km, sinuosa, ondulata e scorrevole. Gli invitati alla 6 Ore erano 62, alla 12 Ore 14, alla 24 Ore 71; quelli che effettivamente si sono assisi sono stati rispettivamente 57, 14, 57. La quota di partecipazione era al prezzo unico di 25 Euro ai più solerti, 50 Euro ai ritardatari; sconto di 5 Euro ai Supermaratoneti. A proposito di menù, se vi trovate da queste parti, ordinate pappardelle alla pescatora e brodetto fanese, ed annaffiate con “Metauro”, che ricorda il fiume dove fu combattuta una sanguinosa battaglia fra Romani e Cartaginesi.

Francesco Capecci è senza dubbio l’organizzatore più prolifico del mondo. A dicembre ha messo su una 24 Ore, a febbraio una 50 km, sabato, 6 agosto, una 6 Ore. E l’anno non è ancora finito…Può darsi che qualche altro abbia la presunzione di paragonarsi a lui, ma poi è costretto a ridimensionarsi, quando viene a sapere che l’uomo di San Benedetto del Tronto, le sue gare, le corre pure. Corre anche quelle organizzate dagli altri, come testimoniano le sue 441 maratone-ultramaratone, che lo pongono anche fra i Supermaratoneti più prolifici.

Dopo la migliore prestazione femminile italiana della 6 giorni, stabilita ad Antibes con 562,330 km lo scorso giugno, Angela Gargano aggiunge nel carniere anche il più prestigioso record femminile italiano della 10 giorni. L’ha ottenuto ad Atene durante “The 6th International Ultramarathon Festival”, svoltosi dal 3 al 13 aprile, percorrendo 826 km. Non è un nuovo record, è il primo in assoluto, perché nessuna donna italiana si era mai presentata ad una gara così massacrante.

Si vanno attenuando le luci sulla 1000 km di Atene, giunta alla fine della nona giornata, e con esse le sofferenze degli atleti, che di giorno devono difendersi dal sole, di notte dal freddo, sempre dal vento. Bagliori accecanti di felicità illuminano la pista, quando un concorrente conclude l’impresa. La notte è stata rischiarata dall’arrivo al traguardo di Wei Ming lo, uomo di Taipei, terzo classificato in 8d11h12’49’’. Era giorno inoltrato, quando una gioia radiosa s’è dipinta sul viso del greco Nomikos Nikitas, quarto in 8d22h28’36’’.

E’ scesa la quiete sul tracciato. Si ode solo il sibilio del vento, che soffia sul piccolo manipolo di stakanovisti rimasti in gara nella 1000 km. Stanno già a casa i concorrenti della 6,12,24,48,72 Ore e della 7 Giorni, che hanno elettrizzato l’ambiente. A parte la 6 e 12 Ore monopolizzate da atleti di casa, la manifestazione di Atene ha richiamato i migliori specialisti dell’ultramaratona mondiale. Esistono poche gare di questo tipo, per cui quello sparuto numero di amanti della lunghissima distanza, sparsi nei cinque continenti, non si lascia sfuggire l’occasione per parteciparvi, accorrendo da tutte le latitudini.

Ad Atene, dove sono in corso gare di resistenza, le donne battono gli uomini 3 a 2.

Alla giapponese Inagaki Sumie (240,410 km) è andata la gara delle 24 ore. Kuang Hsueeh Ching (147 km), uomo di Taipei, l’ha corsa in retrorunning. Mastica l’italiano, non conosce Calcaterra, Cudin, Casiraghi e Carlin; conosce bene, però, Luciano Morandin.

Alla giapponese Kudo Mami (368,687 km) la gara delle 48 Ore.

Dopo 96 ore, cioè dopo 4 giorni di corsa, nella 1000 km maschile Wolfang Schwerk (GER) ha macinato 600 km tondi, e continua a volare. Aldo Maranzina ne ha macinati 395. In quella femminile, conduce sempre Martina Hausmann (GER) 457 km, seguita da Sarah Barnett (AUT) 431 km, Angela Gargano (ITA) 401 km, Marthie Britz (ZAF) 373 km e Michelle Fookwe (ZAF) 297 km.