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Ultramaratone

In elegante abito rigato e cravatta blu, lineamenti nobili, barba bianca di qualche settimana e corti capelli canuti ex rossicci. Così s’è presentato il Presidente della IUTA, Gregorio Zucchinali, sul luogo dello svolgimento della 100 km x 10 = 1000 km, accompagnato dal dott. Massimo Pasi, componente della Commissione Medica IUTA. Giunto di primo mattino, con la sua presenza ha voluto rimarcare l’importanza di una gara, aperta a tutti, che si effettua per la prima volta in Italia, e che schiude grandi scenari al movimento nazionale dell’ultramaratona. Con tono pacato, voce suadente e accento bergamasco tanto quanto basta, ha incoraggiato tutti, ha apprezzato la severità dell’organizzazione, ha sorvolato sulle polemiche, non rinunciando alla sua abituale, sottile vena ironica. Insomma, con la sua presenza, il Presidente ha inteso dire: “C’ero anch’io”.

Lucio Bazzana, Monica Barchetti, Angela Gargano, Enzo Caporaso e quelli della Torino-Roma sembrano aver fatto scuola, e stanno trasformando gli italiani in un popolo di ultramaratoneti della lunghissima distanza. Navigatori, poeti, scienziati ecc. lo sono sempre stati. A Reggio Emilia, in un circuito lungo 1.028 m e largo 4 m, si svolgerà una gara di 1000 km. Si parte venerdì, 21 ottobre; si chiude, dopo dieci giorni, domenica, 30 ottobre.

La “Città di Fano” ha proposto un menù adatto al palato di tutti gli ultramaratoneti. Con la 6 Ore ha servito la colazione ai velocisti, con la 12 Ore ha preparato il pranzo ai passisti, con la 24 Ore ha saziato gli stakanovisti offrendo loro una cena luculliana. C’era anche la merenda per chi avesse preferito fermarsi al traguardo dei 100 km. La cena riservata ai corridori della 24 Ore era di gala, in quanto Campionato Italiano FIDAL e IAU Bronze Label. La tavola su cui s’è banchettato era lunga 2,226 km, sinuosa, ondulata e scorrevole. Gli invitati alla 6 Ore erano 62, alla 12 Ore 14, alla 24 Ore 71; quelli che effettivamente si sono assisi sono stati rispettivamente 57, 14, 57. La quota di partecipazione era al prezzo unico di 25 Euro ai più solerti, 50 Euro ai ritardatari; sconto di 5 Euro ai Supermaratoneti. A proposito di menù, se vi trovate da queste parti, ordinate pappardelle alla pescatora e brodetto fanese, ed annaffiate con “Metauro”, che ricorda il fiume dove fu combattuta una sanguinosa battaglia fra Romani e Cartaginesi.

Francesco Capecci è senza dubbio l’organizzatore più prolifico del mondo. A dicembre ha messo su una 24 Ore, a febbraio una 50 km, sabato, 6 agosto, una 6 Ore. E l’anno non è ancora finito…Può darsi che qualche altro abbia la presunzione di paragonarsi a lui, ma poi è costretto a ridimensionarsi, quando viene a sapere che l’uomo di San Benedetto del Tronto, le sue gare, le corre pure. Corre anche quelle organizzate dagli altri, come testimoniano le sue 441 maratone-ultramaratone, che lo pongono anche fra i Supermaratoneti più prolifici.

Dopo la migliore prestazione femminile italiana della 6 giorni, stabilita ad Antibes con 562,330 km lo scorso giugno, Angela Gargano aggiunge nel carniere anche il più prestigioso record femminile italiano della 10 giorni. L’ha ottenuto ad Atene durante “The 6th International Ultramarathon Festival”, svoltosi dal 3 al 13 aprile, percorrendo 826 km. Non è un nuovo record, è il primo in assoluto, perché nessuna donna italiana si era mai presentata ad una gara così massacrante.

Si vanno attenuando le luci sulla 1000 km di Atene, giunta alla fine della nona giornata, e con esse le sofferenze degli atleti, che di giorno devono difendersi dal sole, di notte dal freddo, sempre dal vento. Bagliori accecanti di felicità illuminano la pista, quando un concorrente conclude l’impresa. La notte è stata rischiarata dall’arrivo al traguardo di Wei Ming lo, uomo di Taipei, terzo classificato in 8d11h12’49’’. Era giorno inoltrato, quando una gioia radiosa s’è dipinta sul viso del greco Nomikos Nikitas, quarto in 8d22h28’36’’.

E’ scesa la quiete sul tracciato. Si ode solo il sibilio del vento, che soffia sul piccolo manipolo di stakanovisti rimasti in gara nella 1000 km. Stanno già a casa i concorrenti della 6,12,24,48,72 Ore e della 7 Giorni, che hanno elettrizzato l’ambiente. A parte la 6 e 12 Ore monopolizzate da atleti di casa, la manifestazione di Atene ha richiamato i migliori specialisti dell’ultramaratona mondiale. Esistono poche gare di questo tipo, per cui quello sparuto numero di amanti della lunghissima distanza, sparsi nei cinque continenti, non si lascia sfuggire l’occasione per parteciparvi, accorrendo da tutte le latitudini.

Ad Atene, dove sono in corso gare di resistenza, le donne battono gli uomini 3 a 2.

Alla giapponese Inagaki Sumie (240,410 km) è andata la gara delle 24 ore. Kuang Hsueeh Ching (147 km), uomo di Taipei, l’ha corsa in retrorunning. Mastica l’italiano, non conosce Calcaterra, Cudin, Casiraghi e Carlin; conosce bene, però, Luciano Morandin.

Alla giapponese Kudo Mami (368,687 km) la gara delle 48 Ore.

Dopo 96 ore, cioè dopo 4 giorni di corsa, nella 1000 km maschile Wolfang Schwerk (GER) ha macinato 600 km tondi, e continua a volare. Aldo Maranzina ne ha macinati 395. In quella femminile, conduce sempre Martina Hausmann (GER) 457 km, seguita da Sarah Barnett (AUT) 431 km, Angela Gargano (ITA) 401 km, Marthie Britz (ZAF) 373 km e Michelle Fookwe (ZAF) 297 km.

Si continua a girare in questo circuito ricavato ai margini del Villaggio Olimpico, in cui si alternano brevi tratti transennati ad ampi spazi liberi. Sono costretti a guardarsi sempre in faccia i 17 millechilometrisi e i 9 settegiornisti. Ogni 12 ore, i giudici impongono l’inversione del senso di marcia. E’ l’osservanza del Regolamento Internazionale, l’unico diversivo che rompe la monotonia. Gli occhi degli ultramaratoneti hanno ben poco su cui posarsi. Su un lato della pista di gara, corre parallela una strada a scorrimento veloce, che nasconde la vista del mare; sull’altro lato, si eleva altissimo il palazzetto del basket, che sbarra la visione delle montagne; la prua e la poppa di questo tracciato dalla forma allungata si perdono in vasti parcheggi. L’unico punto interessante è il passaggio sotto il ponte pedonale, che scavalca la strada e la testa dei concorrenti.

Ventiquattro ore sono trascorse. Nella 1000 km, un decimo di gara, rispetto al tempo limite concesso, se n’è andato. Se si guardano i chilometri percorsi, però, tutti i concorrenti sono andati oltre i 100 km, per cui hanno compiuto più della decima parte. Addirittura, il tedesco Wolfang Schwerk ne ha macinati 206, cioè più di un quinto! Al 2° posto c’è il tapeiese Ming Lowei (166), al 3° il greco Nikitas Nomikos (156). Fra le donne, 1^ la tedesca Martina Hausmann (139), 2^ l’australiana Sarah Barnett (135), 3^ la sudafricana Marthie Brits (123), 4^ l’italiana Angela Gargano (120), 5^ la sudafricana Michelle Fookwe (106).

Il dado è tratto. Alle ore 13.00, con cielo azzurro e vento moderato, l’avventura è iniziata. 17 concorrenti, di cui 5 donne, sono partiti per una corsa lunga 1000 km; 5 sono sudafricani, 4 greci, 2 tedeschi, 2 italiani, 1 australiano, 1 norvegese, 1 bulgaro, 1 di Taipei. Contemporaneamente, ha preso il via la 7 Giorni con 9 partecipanti, di cui 2 donne; 5 sono greci, 1 australiano, 1 inglese, 1 olandese, 1 di Taipei.

Nel tardo pomeriggio, via Bari Palese-Roma Fiumicino, è arrivata, in modo fortunoso, al nuovo aeroporto di Atene E. Venizelos. Ha attraversato l’immensa città, diretta verso i suoi quartieri meridionali. Ha superato la più nota località balneare dell’Attica, GLYFADA, ove è situato il London Hotel ben noto ai partecipanti della SPARTATHLON, e dopo 3 km s’è presentato ai suoi occhi il vecchio aeroporto, trasformato in Villaggio Olimpico di Atene 2004. Un comodo cavalcavia pedonale permette di attraversare la frequentatissima arteria, portando direttamente all’interno della struttura.

Con la Maratona di Martinsicuro, Angela Gargano ha completato la sua preparazione alla 6th International Ultramarathon Festival (www.dayrunners.gr), che si terrà ad Atene dal 3 al 13 Aprile. Sarà impegnata nella gara più lunga prevista dalla manifestazione, la 1000 km. Dovrà darsi da fare, perché il tempo limite è di 10 giorni, ovvero sciropparsi non meno di 100 km al giorno. Passerà 240 ore della sua terrena esistenza in un angusto circuito asfaltato di 1 km.